Il bosco è casa

Non distante dalla casa montana di famiglia c’è una piccola altura che accoglie un bosco di conifere. Si percorre attraverso un sentiero scoperto un po’ per caso, nel quale anche d’estate è difficile incontrare qualcuno.

Lo frequento da anni e mi ci sono affezionata, perché, oltre a essere facilmente raggiungibile, è un luogo di confine tra il brulicare del paese e la vita pulsante della natura: il canto degli uccelli, il ronzio degli insetti e il tintinnio degli animali al pascolo convivono con i rintocchi del campanile della chiesa patronale, e il rumore lontano del traffico sulla strada statale. Con naturalezza si è invitati ad accogliere quello che c’è, senza inseguire il desiderio di scappare lontano e a ritrovare il silenzio dentro di sé, nell’ascolto del respiro affannato per la salita e nel richiamo al risveglio dei sensi assopiti dall’ingombro dei pensieri. 

Arrivati in cima si domina il paese circondati da betulle e cespugli più bassi di vegetazione spontanea. In lontananza si scorgono le cime più alte e il poter godere del panorama compiendo un intero giro completo su sé stessi regala la sensazione di essere in qualche modo più vicini al cielo, senza i brividi di chi raggiunge alte vette. 

Nella salita riconosco alcuni abitanti del bosco a cui ho dato un nome. “L’albero fionda”, ad esempio, chiamato così per via della sua forma, sdoppia il fusto da un’unica base, aprendo uno scorcio che pare una finestra aperta sullo scenario retrostante.

Ho imparato a considerare il percorso in due parti, perché la direzione a un certo punto si biforca a destra e a sinistra ma se voglio raggiungere la cima, devo arrampicarmi nel centro, seguendo un sentiero non sempre visibile.

Percorrendolo incontro “le sentinelle”, due pini che sembrano custodire la sacralità del luogo, con tronchi sottili ritti ai lati dello stretto passaggio, tanto da attraversarli sentendo prima il dovere di inchinarmi, come all’ingresso di un tempio scintoista. 

Nella discesa, se metto distrattamente un piede su una delle numerose pigne disseminate lungo il sentiero, l’equilibrio vacilla e perdo per un momento il controllo, con il rischio di cadere. Il bosco è imprevedibile e non perdona le distrazioni.

Testimone della caducità del tempo, si rivela nel mutevole gioco di luci e ombre mostrando con naturalezza la vita e la morte. I semi caduti dagli alberi e portati dal vento lo vivacizzano di nuovi germogli e i fiori, diversi ogni anno, invadono il sentiero poco battuto, impreziosendolo di colori e profumi inaspettati.

Tronchi e rami abbattuti dal maltempo (o dall’azione dell’uomo), modificano di continuo il paesaggio con carcasse che arredano l’ambiente di curiose sculture destinate col tempo a sgretolarsi per nutrire nuovamente la terra. 

Il bosco è un luogo vivo e mutevole che chiama al presente attraverso le fronde degli alberi che parlano con la voce del vento. Ogni essere che lo abita fa ciò per cui è nato e il suo fare e il suo essere coincidono, rivelandosi in un movimento autentico.

Culla del respiro, risveglio dei sensi, luogo di convivenza, di adattamento e di cura, il bosco è uno spazio vivo nel quale ritrovarmi, sorprendermi e imparare a lasciare scorrere l’inevitabilità del tempo. Un luogo in cui è possibile contattare sé stessi senza estraniarsi ma rimanendo con lo sguardo vigile su ciò che accade intorno. 

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