La danza del salice

“Riusciresti a far ballare anche le mummie…” dice nel salutarmi al termine della lezione di danza-movimento.

Statura e corpo minuti, ride spesso e si apre a larghi sorrisi, a volte per gratitudine, o quando fatica a coordinare i suoi movimenti. È una di quelle donne a cui non sono capace di dare un’età perché la indossa con la leggerezza di una bambina. Ciò che conosco di lei lo so dalla sua danza.

Ha un corpo flessibile e snodato che suscita l’invidia di tutto il gruppo. Risponde agli stimoli di movimento chiudendo gli occhi e lasciandosi trasportare. Quando la osservo vedo un salice mosso dal vento dai rami leggeri e le radici bagnate dall’acqua. Con naturalezza si lascia andare in un mondo del quale chiude la porta con l’esterno.

Il momento dedicato alla coordinazione è un po’ più ostico. Accoglie le sequenze di movimento con l’ironia di chi dice di non riuscire ma una fiducia che con il tempo è diventata impegno e soddisfazione. Sa di averne bisogno per stare nel presente e dentro a confini entro i quali potersi aprire a nuove possibilità.

Nella tecnica di danza, così come nella danza come terapia, è fondamentale iniziare dal contatto con la Terra, alleata di stabilità ed equilibrio: camminare e lasciare tracce nel terreno, per imparare che possiamo affidare il nostro peso nel passaggio da un piede a un altro e, così facendo, sentire che è possibile muoversi nello spazio con fiducia.

Anche la musica disegna confini entro i quali ‘stare’ significa presenza, dove il tempo e il ritmo plasmano limiti che invitano alla scoperta.

Il tempo è anche ciò che scandisce la pazienza di ampliare il proprio vocabolario di movimento di apprendere gradualmente una sequenza e una piccola coreografia.

Contemplare la natura, soprattutto gli alberi, mi ha insegnato a vedere similitudini tra i figli dell’Universo. la Natura è maestra (anche di danza) e illumina il cammino di chi la osserva.

Il salice è una pianta generosa e resiliente con radici tenaci e rami flessibili. Spesso viene utilizzato per compattare le rive, consolidare il terreno e impedirne le erosioni.

Sono parole alle quali vorrei fare eco per farle arrivare fino a lei, per sostenere la sua danza e indicarle una direzione da intraprendere nella pratica del movimento e dell’ascolto, e nella sua gioia di danzare.

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