sabato 21 settembre 2019

50 ANNI E UN SOGNO NEL CASSETTO

Quando ero bambina, trascorrevo molto tempo chiusa nella mia camera ad ascoltare musica. Mi esprimevo con il corpo e questo mi faceva stare bene. Mentre danzavo mi sentivo libera di essere me stessa, senza il timore di essere giudicata. Ero una bambina timida e quando danzavo da sola, immaginavo di poter condividere quei momenti con altre persone. Non ho mai sognato di diventare una ballerina. Non desideravo danzare per qualcuno ma di danzare insieme a qualcuno. Sognavo di condividere quei momenti di libertà, come un segreto da svelare e condividere con gli altri.
Oggi, alla soglia dei miei cinquant'anni, posso dire di avere realizzato questo sogno. Perché in trent'anni il mio spazio di danza è uscito dalle scuole tradizionali, in cui ho avuto la possibilità di iniziare ad insegnare, per entrare in contesti diversi, nelle aule scolastiche, nei nidi e da 3 anni in una residenza per anziani.
La danza per me è sempre stata una necessità, quella più primitiva, oggi dimenticata dai Paesi cosiddetti "civilizzati", per far posto esclusivamente a tecnica, perfezione e talento.
Non è stato semplice arrivare dove sono oggi. La strada della danza è in salita per chi ha un carattere introverso e un corpo poco flessibile. Fortunatamente, sull'orlo di rinunciare, ho incontrato il teatrodanza, l'improvvisazione teatrale e più tardi la danzaterapia. Ho fatto mia la frase di Maria Fux che "il limite è una possibilità creativa", perché non mi sento presuntuosa se dico che la creatività proprio non mi manca. E nonostante momenti di sconforto, continuo a proporre nuovi stimoli da danzare. Non ultime, condivisioni di danza all'aperto, in un palcoscenico naturale. Perché danzare con gli altri è una condivisione e non a caso le danze tribali si svolgano in cerchio.
Non mi è mai piaciuto il termine "lezione" di danza. Preferisco chiamarlo incontro, perché all'interno di un gruppo, sempre e comunque, avviene uno scambio. Di stimoli corporei, perché ognuno di noi ha il suo modo di muoversi, anche quando cerca di riprodurre una sequenza; in secondo luogo, di emozioni. Insomma tanta roba...
Da diversi anni il mio sogno è quello di tornare nella mia stanza, dove un tempo sognavo di danzare con qualcuno di immaginario, che nel tempo si è concretizzato. Oggi sogno di tornare in un piccolo spazio protetto, per continuare a danzare, per far fronte ai cambiamenti psicofisici legati all'età, e accogliere chi mi dà fiducia e crede, come me, nella danza come risorsa di crescita, benessere, cambiamento.

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