domenica 22 marzo 2020

LO SPAZIO/TEMPO PER DANZARE IN CASA

Nella foto, una delle sale dello Studio DY&G, Milano
Se c'è una cosa che la danza e il teatro insegnano è la relazione con lo spazio, o meglio, l'adattabilità allo spazio. E' vero che la sala danza è solitamente spaziosa ma quante volte i ballerini si ritrovano a dover eseguire una coreografia condividendo lo spazio con un numero considerevole di persone, o a doversi adattare ad un palco più piccolo rispetto alla sala prove. Anche in ambito educativo, lo spazio di movimento spesso è un pavimento freddo, non sempre pulito, non sempre abbastanza capiente per un'intera classe di bambini o ragazzi. Permettere loro di imparare, attraverso l'esperienza, a muoversi nello spazio, in relazione con gli altri e tutto ciò che è presente in una stanza, sedie, tavoli, e quant'altro, è basilare.


Ciò che invece mi sta insegnando questo periodo di quarantena, in cui condivido lo spazio con la mia famiglia, è di dimenticare momentaneamente le giornate scandite sull'orario preciso delle lezioni e di accogliere un tempo diverso di movimento.  Cogliere l'attimo in cui il pavimento della sala è libero per il mio warm up; girare video da mandare agli allievi in camera da letto; ripassare sequenze di tap, a piedi scalzi, in cucina; fare un po' di aerobica in anticamera, con le cuffie nelle orecchie, prima che i figli si sveglino; scendere a buttare la pattumiera per prendere al volo due raggi di sole in cortile e risalire sette piani a piedi. Accade tutto quando deve accadere. Non penso di farlo, lo faccio.
Nella sua drammaticità, credo che questa sia un'occasione. Un'occasione per lasciare andare il bisogno di dover programmare tutto, per imparare ad accontentarmi, accogliendo ciò che c'è, in modo creativo. Così come il corpo si adatta allo spazio e al tempo, nel suo bisogni di muoversi, anche il cuore osserva ciò che accade, senza pensare a ciò che non sarà più ma nemmeno a come sarà. Danzo, adesso. Vivo.

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