sabato 22 dicembre 2018

MARY POPPINS E IL SENSO DELLA DANZA

Ammetto di avere solitamente delle riserve circa gli allestimenti italiani dei musical, tuttavia questa volta ho fatto un'eccezione. Già, perché Mary Poppins va cantato in italiano, come ho fatto da bambina, da mamma, da insegnante e come sto facendo da quando siamo usciti da teatro. Dunque, confesso, mi ha divertita e ho amato vederlo insieme alla mia famiglia.
Così affetta da poppinsmania, ho approfittato dell'inizio delle vacanze di natale per approfondire il personaggio della famosa tata. Lo so che nelle sale è uscito il nuovo film, ma, in parte perché sono troppo affezionata a Julie Andrews, in parte perché volevo andare direttamente alla fonte, ho scavalcato l'immagine disneyana, leggendo il romanzo di P.L.Travers, che - ammetto con un po' di vergogna - non avevo mai letto. Ora, non per giustificarmi ma, leggere da grandi, romanzi per bambini, è illuminante. A parte una certa fatica ad associare il sorriso dolce della Andrews alla versione originale, ho scoperto bellissimi racconti che il film non mi aveva permesso di conoscere. Primo fra tutti, la storia della mucca danzante.

Un tempo era una mucca "rispettabilissima", che si comportava nel migliore dei modi e giudicava le cose senza mezze misure. Le sue giornate scorrevano in modo uguale e pensava che avrebbe trascorso così tutta la sua vita. Ma una notte, "in cui le stelle del cielo sembravano soffioni", accadde una cosa strana: la mucca iniziò a ballare, scoprendo che la danza, che aveva sempre considerato come una cosa sconveniente, in realtà era molto divertente. Tuttavia, nel momento in cui desiderò fermarsi, si accorse di non poterlo fare. Preoccupata si recò al palazzo del re, in cerca di una soluzione. Il sovrano inizialmente le ordinò di di smettere di danzare, ma nonostante l'ordine dall'alto, la mucca non riuscì ad obbedire. Allora il re le chiese che cosa provava nel ballare continuamente e la mucca rispose: "è una sensazione piuttosto piacevole. Come se una risata scorrazzasse su e giù dentro di me". Improvvisamente il sovrano scoprì il motivo di questo moto perpetuo: la mucca aveva una stella cadente impigliata in un corno che le impediva di fermarsi. Tuttavia, nessuno della corte, nonostante i numerosi tentativi, riuscì a liberare la stella. Alla fine, l'unica soluzione per la mucca danzante, fu quella di saltare sulla luna. "Sire, vi prego di rammentarvi che io sono un degno, rispettabile animale e che mi è stato insegnato fin dall'infanzia che saltare non è occupazione da signora", lamentò la mucca, ma il desiderio di tornare alla sua vita "normale" la convinse a compiere il salto. Da esso atterrò direttamente nel suo campo di soffioni. "Aveva smesso di ballare. I suoi piedi stavano fermi come se fossero di pietra e camminava pesantemente come tutte le mucche rispettabili". All'inizio la mucca fu confortata nel ritrovare le sue abitudini ma con il passare del tempo iniziò a sentirsi triste e insoddisfatta. Convinta che "due stelle non cadano nello stesso campo in una sola vita", la mucca iniziò a vagabondare, in cerca di una stella cadente e della sua danza.

Il racconto, come tutte le storie per bambini, apre interessanti spunti di riflessione. In primo luogo, sulla danza come metafora di una vita al di fuori della cosiddetta comfort zone, quella che, per paura dei cambiamenti, ci fa condurre una vita monotona, spesso insoddisfacente, legata a conformismo e a regole che ci sentiamo in dovere di seguire, anche se non le condividiamo. Una volta usciti da questa zona protetta, è difficile tornare indietro. La danza qui rappresenta la libertà, l'avventura, la scoperta di nuove opportunità. Non è un caso che la nostra "rispettabilissima" mucca, dopo l'esperienza di aver saltato fino a raggiungere la luna, non possa più fare a meno della sua stella e la cerchi ovunque.
Oltre alla danza come metafora di libertà, ciò che ho amato di questo racconto è la sua capacità di cogliere perfettamente il senso della danza in quanto tale. In primis, ho apprezzato che l'autrice abbia scelto come protagonista una mucca, perché nessuno penserebbe mai che una mucca possa danzare, non soltanto nella realtà, ovviamente perché è un animale, ma neppure nella fantasia perché è grossa. Tutti i bambini hanno una stella cadente impigliata, finché qualcuno non li convince a saltare fino alla luna. Tuttavia siamo sempre in tempo a riscoprirla, magari in età adulta, magari per caso.
Penso alle persone anziane per le quali la danza è preclusa, perché nella nostra società, essere molto anziani significa vivere in attesa della morte e c'è da chiedersi per quale motivo la medicina abbia fatto tanto!
In ogni stadio della vita e in qualsiasi condizione, abbiamo il diritto e anche il dovere di "sentirci scorrazzare dentro una risata" (grazie Miss Travers, lei deve aver senz'altro danzato, altrimenti non avrebbe saputo trovare una descrizione più azzeccata di questa!)
Danzare significa muoversi in uno spazio libero dai condizionamenti, permettersi esperienze sempre nuove, mettendosi in gioco, oltre i pregiudizi nei confronti di sé stessi e degli altri. (Leggi anche NUTRIRE LA VITALITA' ATTRAVERSO LA DANZA).
Ogni giorno mi sento ambasciatrice di questo meraviglioso messaggio ricco di vitalità, che mi permette di entrare in con-tatto con le persone, a volte anche quelle apparentemente più restie. Il mio augurio per il nuovo anno è che il numero continui a crescere, e chissà, magari perché ispirato da questo racconto, qualcuno inizi a cercare la propria stella danzante.


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