lunedì 20 agosto 2018

FELDENKRAIS E LE PRIME INTUIZIONI SULLO STUDIO DEL CORPO IN MOVIMENTO

Quest'estate mi sono decisa a conoscere meglio Feldenkrais, partendo dal suo primo scritto. Edito nel '49, si intitola "Il corpo e il comportamento maturo" ed è senza dubbio un libro impegnativo, almeno per me che faccio parte di quei "lettori comuni" ai quali, nella prefazione all'edizione italiana, è chiesto di "pazientare sui passaggi difficili".
Ingegnere e ricercatore di fisica nucleare, Moshe Feldenkrais (1904-1984), cintura nera di judo tra i primi in Europa, intraprese studi molto personali sul movimento, in seguito a dolori persistenti dovuti a una vecchia lesione al ginocchio. Documentandosi il più possibile dal punto di vista scientifico e affinando la propriocezione e la sensibilità cinestetica, riuscì a rieducarsi da solo evitando un intervento.
Quasi tutte le tecniche somatiche legate ancora oggi al nome di qualcuno derivano da un episodio di "autoguarigione". Ciò mi riporta alla teoria che l'essere umano possiede enormi possibilità, che alcune persone, dotate di grande intuito, riescono ad utilizzare, ad approfondire e a diffondere (leggi sull'argomento "Il futuro del corpo"). Feldenkrais è stato una di queste.
Nel suo primo scritto, sulle basi scientifiche e le teorie psicologiche a sua disposizione, egli esamina, a partire dallo sviluppo del neonato, quello che dovrebbe essere il naturale adattamento alla gravità, e le variabili che impediscono il raggiungimento di quello che chiama "comportamento maturo"(mature behaviour). Sul principio che l'organismo si relaziona con il mondo attraverso l'unità delle reazioni senso-motorie-emotive, e che, intervenendo su una parte, si possa influenzare le altre, propone un trattamento somatico che parte dalla rieducazione del senso cinestetico.
A proposito della posizione eretta e del movimento, ho notato alcune analogie con le tecniche legate alle origini della danza moderna, che vorrei accennare. Feldenkrais, su basi meccaniche, dichiara che l'essere umano in posizione eretta è concepito per il movimento. Quando è in piedi, infatti, si trova in una situazione di equilibrio instabile che governa tutto il comportamento meccanico del corpo. Il baricentro è in alto e questo gli permette di muoversi in ogni direzione con un ridottissimo dispendio di energia. Da ciò egli ipotizza la camminata ideale come quella che sfrutta la gravità mantenendo massima l'energia potenziale (sull'argomento leggi anche: "Biomeccanica del camminare e la perdita delle braccia").
Inevitabile il rimando alle teorie di Doris Humphrey (nella foto), peraltro precedenti al testo in questione. Sicuramente meno precisa dal punto di vista meccanico e fisico, la ballerina e coreografa americana idealizzava, nella sua tecnica, l'azione del camminare come un'esperienza di danza.
Il famoso principio di Fall & Recovery, che la coreografa definisce come "flusso costante che scorre in ogni corpo vivente" ha una chiave filosofica che si rifà a Nietzsche e ai due impulsi in conflitto, rappresentati da Apollo e Dioniso: da una parte la ricerca di perfezione e dall'altra il desiderio di abbandono. Da una parte la volontà apollinea di stare in equilibrio, dall'altra quella dionisiaca di lasciarsi andare e quindi di continuare a crescere. 
E dove Feldenkrais parla di "equilibrio instabile", la Humphrey descrive lo stare in piedi come immobilità apparente ma con un potenziale di movimento illimitato. Entrambi concordano sul fatto che là dove manca la semplicità dei meccanismi corporei, viene compiuto più lavoro del necessario. Ciò impedisce quello che Feldenkrais chiama "stato potente" e che per la Humphrey significa affermarsi, avere radici e quindi potere.

Il primo scritto di Feldenkrais rimane sicuramente un testo da rileggere e approfondire. Storicamente è un contributo all'avvicinamento tra Oriente e Occidente, attraverso il tentativo di spiegare in termini scientifici e psicologici i principi di movimento delle discipline orientali, dallo yoga alle arti marziali.
Personalmente, ritrovo nel "comportamento maturo" la possibilità dell'essere umano di cercare costantemente la piena funzionalità del corpo e della mente.

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